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Il “Lago Di Giada”, Tra Vulcani E Coccodrilli

Il “Lago di Giada”, tra vulcani e coccodrilli

Arrivare al Lago Turkana, nel Kenia settentrionale, è come se, dopo un lungo viaggio in astronave, si atterrasse su un pianeta sconosciuto, tale è la selvaggia ed inospitale apparenza di quel paesaggio. La terribile ed interminabile pista che mi ha accompagnato per centinaia di chilometri ha messo a dura prova la mia resistenza e quella della vettura, la polvere, grigia ed impalpabile, era dovunque. Per raggiungere il Turkana ho attraversato il deserto del Chalbi, un’immensa pietraia vulcanica apparentemente priva di vita, ma in realtà percorsa dai rudi nomadi Gabbra ed i loro dromedari, nonché da banditi senza scrupoli provenienti dal vicino confine con la Somalia e l’Etiopia. Ho percorso il Chalbi con il cuore in gola, tutto d’un fiato, pronto ad ogni evenienza; pochi automezzi si avventurano per quella pista maledetta. Il “Lago di Giada” è ora di fronte a me, era un sogno cullato da molti anni ma mai realizzato. Scendo dall’auto e mi incammino verso il minuscolo villaggio El Molo mentre i primi bambini mi corrono incontro. Il villaggio è costituito da circa una trentina di capanne di paglia intrecciata, basse e con il tetto arrotondato, vi vive l’intera famiglia con gli animali da cortile. Appena giunto, le mie mani sono già occupate da decine di piccole mani nere che si contendono il contatto con questo straniero, piccoli sorrisi persi in quell’inferno dantesco. Gli El Molo da sempre vivono in piccoli villaggi sparsi sulle rive del grande lago; abili pescatori, con dei gusci di noce costituiti da pochi tronchi legati tra di loro, sfidano l’immenso bacino salato alla ricerca della Tilapia, un grosso pesce di cui si nutrono. “Number two” , il capo villaggio, mi da il benvenuto stringendomi la mano, intorno a lui i bambini mi osservano curiosi e le donne, sedute di fronte alle capanne, preparano i loro monili di perline colorate. Un decennio orsono questa minoranza fu sull’orlo dell’estinzione, a causa degli incroci con le vicine comunità Rendille e Turkana e quindi la scomparsa della loro entità culturale. Scendo con il capo villaggio alla spiaggia sassosa del lago. Il Turkana è un immenso bacino di 250 Km. di lunghezza ; tutto intorno alte montagne vulcaniche fanno da cornice alla scura superficie appena increspata dal vento. Enormi e feroci coccodrilli infestano le sue acque e ne vedo lontano le sagome scure ma, mi dice Number two, fra di essi e gli El Molo c’è un tacito patto di non aggressione: effettivamente molti bambini si bagnano nelle acque antistanti il villaggio. Questa situazione è molto strana, personalmente non entrerei in quell’acqua per nessuna ragione ! Il sole sta calando, intorno a me la vita del villaggio scorre come sempre. Gli uomini stanno ritornando dalla pesca. Le minuscole ed incredibili imbarcazioni solcano silenziosamente e timidamente le acque del lago, quasi non volessero risvegliare gli dei che ne infestano le acque e giocano a rimpiattino con il disco infuocato del sole. Il Turkana è ormai oro fuso, un uomo con la rete da pesca sulle spalle guarda lontano, forse chiederà al grande lago se per il suo popolo ci sarà un futuro!

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